"La maggior parte della gente non si preoccupa di scoprire la verità, ma trova molto più facile accettare la prima storia che sente." Tucidide (406-397 a.c.)

"Odio gli indifferenti. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. L'indifferenza è il peso morto della storia. Vivo sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti." Antonio Gramsci 1917





mercoledì 30 marzo 2011

ANTONIO GRAMSCI

Indifferentidi Antonio Gramsci
Antonio Gramsci, Indifferenti
La città futura, numero unico, 11 febbraio 1917
 
 
 
 
 
Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che "vivere vuol dire essere partigiani" (1). Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L'indifferenza è il peso morto della storia. E' la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall'impresa eroica.
L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E' la fatalità; e ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all'intelligenza e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) può generare, non è tanto dovuto all'iniziativa dei pochi che operano, quanto all'indifferenza, all'assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell'ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. I destini di un'epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell'ombra arriva a compimento: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non è responsabile. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch'io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo? Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano.
I più di costoro, invece, ad avvenimenti compiuti, preferiscono parlare di fallimenti ideali, di programmi definitivamente crollati e di altre simili piacevolezze. Ricominciano così la loro assenza da ogni responsabilità. E non già che non vedano chiaro nelle cose, e che qualche volta non siano capaci di prospettare bellissime soluzioni dei problemi più urgenti, o di quelli che, pur richiedendo ampia preparazione e tempo, sono tuttavia altrettanto urgenti. Ma queste soluzioni rimangono bellissimamente infeconde, ma questo contributo alla vita collettiva non è animato da alcuna luce morale; è prodotto di curiosità intellettuale, non di pungente senso di una responsabilità storica che vuole tutti attivi nella vita, che non ammette agnosticismi e indifferenze di nessun genere.
Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c'èin essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel sacrifizio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l'attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato perché non è riuscito nel suo intento.
Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.
__________Nota
(1)  Cfr. Friedrich Hebbel, Diario, trad. e introduzione di Scipio Slataper, Carabba, Lanciano 19I2 ("Cultura dell'anima"), p. 82: "Vivere significa esser partigiani" (riflessione n. 2127). Questo stesso pensiero di Hebbel era stato pubblicato nel numero del "Grido del Popolo" del 27 maggio 1916, insieme con le seguenti due "riflessioni" tratte dalla medesima opera: " 1. Un prigioniero è un predicatore della libertà. 2. Alla gioventù si rimprovera spesso di credere che il mondo cominci appena con essa. Ma la vecchiaia crede anche più spesso che il mondo cessi con lei. Cos'è peggio?"

LASCIATE CHE I BAMBINI VENGANO A ME




23 Marzo 2011 - Ho tradotto l'articolo di Ernesto Carmona -scrittore cileno- per ARGENPRESS.info

   Mentre Michelle Obama partecipava lunedì 20 marzo in un museo infantile con i bambini poveri del barrio LA GRANJA di Santiago (Cile) e suo  marito proclamava nel PALACIO DE LA MONEDA l'amore degli Stati Uniti per i dirirri umani e la democrazia, la rivista tedesca DER SPIEGEL pubblicava immagini di soldati statunitensi che ovviamente lottavano per questi valori in Afganistan: uccisero un bambino contadino, fecero delle foto "ricordo", gli tolsero i denti e altri "trofei".
   Dei bambini de LA GRANJA non ci sono foto poichè era vietato usare macchine fotogratiche per ragioni di sicurezza , ma gli ncontri della prima dama del paese del nord con gli scolari piccoli, spesso appiono riprodotti burlonamente nella serie I Simpson. Nel mediocre discorso dell'intrattenitore Sebastian Pinera ha lodato gli Stai Uniti come "nazione amante della pace" . Nessun mezzo di comunicazione cileno si prese il disturbo di mettere a conoscenza le foto pubblicate da SPIEGEL:



mostra il cadavere del figlio di un contadino morto il 15 gennaio 2010. Il militare che alza la testa dai capelli, è uno dei soldati del "EQUIPO DE LA MUERTE", un gruppo di 12 militari statunitensi che sarà giudicato mercoledì 23 marzo 2011, a Seattle, per l'assassinii di civili in Afganistan.
   Il bambino GUL MUDIN era figlio di un agricoltore, viveva vicino al Kandahar. I soldati che lo assassinarono dissero che vennero minacciati dal ragazo con una granata. Il giornale britannico THE GUARDIAN disse che i militari gli mutilarono le dita ed estrassero i denti come trofeo. Uno dei due imputati accusati dell'omicidio diresse la colpa ai suoi compagni e ai suoi superiori, accusò il sergente Calvin Gibbs come responsabile della mattanza, per ottenere una pena ridotta, forse a 24 anni di prigione.
   Il giornale EL MUNDO-Spagna- disse che dopo aver scattato la fotografia, i soldati fecero esplodere una granata sul corpo della vittima e crivelarono i resti. Un rituale perverso del "Equipo de la muerte". Le foto di Spiegel, fanno venire alla memoria le immagini del carcere di ABU GHRAIB, Iraq, che fra il 2003 e il 2006  mostrarono come i militari degli Stati Uniti- mercenari con ingaggio da BLACKWATER, elementi che torturavano e umiliavano i prigionieri-  godevano del loro sadismo e scattavano foto.
   Adesso gli Stati Uniti stanno investigando come Der Spiegel abbia ottenuto le foto. La rivista disse che pubblicò solamente tre delle circa 4000 immagini e video che ottenne da una ricerca effettuata di 4 mesi.
   La NATO teme che le suddett foto possano infuriare la gente dell'Afganistan, incluso il governo di Karzai. Così, la Segretaria di Stato Hillary Clinton fece una telefonata "al suo simile" dell'Afganistan per ammorbidire la rabbia.

1992 - Severn Suzuki, la bambina che a soli 12 anni fece tacere le Nazio...

lunedì 21 marzo 2011

UN'ALTRA GUERRA




   Cercherò di mettere in ordine delle frasi con le mie idee personali  e con ciò che ho appreso dalle varie fonti giornalistiche internazionali. La mia prima riflessione è che il nostro "Silvio pensaci tu" ci ha messo, noi italiani, in una situazione molto imbarazzante e, adesso aggiungo, di pericolo, per aver baciato la mano a Gheddafi: un gesto significativo, di sottomissione, dove l'amico diventa un forte alleato sottoscrivendo anche un patto di amicizia. Ora, la situazione attuale che si è creata, dovrebbe rispettare questo patto, ma persino un cretino capirebbe che non è possibile di fronte allo scatenarsi di una guerra civile, difendere colui  che l'ha provocata. Difatti Silvio ha preso il tempo necessario per poter esprimere il suo dissenso riguardo a ciò, lo ha detto a denti stretti , a bassa voce forse perchè è consapevole di cosa è capace l'amico-nemico se gli voltano le spalle. E poi non poteva prendere una posizione diversa da altri che si erano già espressi prima di lui!
   All'inizio del corrente mese c'è chi come lo Stato Spagnolo era già pronto ad offrirsi come base logistica per un possibile intervento in Libia e la settimana scorsa il G8 rifiutava l'interento militare a Parigi chiedendo all'ONU di aumentare le pressioni  sul leader Gheddafi. In un rapporto russo il "Russian today", e poi confermato oggi, si suppone che non ci siano stati attacchi aerei devastanti dei quali  si accusano Gheddafi di aver sterminato il popolo e, come già dimostrato,  non esistono fossi comuni di cittadini uccisi all'inizio dela rivolta popolare. Il tutto è servito per trovare una causa d'invasione. Vi ricordate SADDAM HOUSSEN, accusato di avere un arsenale di armi biochimiche, le quali non sono mai state trovate (perchè non c'erano!) ma sono state un'ottima scusa per una invasione che fino ad oggi ha portato in Iraq, miseria, fame, morte, desolazione e dominio. Gheddafi invece viene accusato di "mitragliare" il suo popolo. I due paesi hanno la stessa ricchezza in comune: IL SOTTOSUOLO PROLIFICO, di petrolio, naturalmente.


   Il promotore dell'attacco alla Libia è la Francia insieme al Regno Unito, e l'America che ,ahimè... con il cuore spezzato vuol far credere che si potrebbe evitare un'altra guerra, prende parte all'attacco, cosapevole che non sarà così facile e soprattutto l'intervento non sarà breve (loro hanno esperienza in queste cose..).
   L'ipotesi dello sterminio di Gheddafi tra cielo e terra, fu infinitamente esagerata dai media occidentali e deader politici, come una chiara giustificazione per una campagna militare condotta da Stati Uniti e Nato per rovesciare Ghedafi, sotto lo slogan "INTERVENO UMANITARIO" .
   Persino il giornalista Sallusti, almeno una volta dice il vero e cioè che l'Italia deve intervenire per mantenere il suo ruolo in Europa e che Sarkozy non può mettere le mani sui nostri interessi economici e sulle strategie politiche in Libia...Adesso non ci nascondiamo più dietro all'intervento umanitario...!!
   Insomma la morale e il finale sono sempre gli stessi: esportare la democrazia e aiuti umanitari laddove ci sono interessi molto forti e soprattutto potersi mettere daccordo sulla spartizione delle ricchezze del paese occupato. Devono intervenire dove conviene e dove c'è il petrolio è sempre conveniente!!!!!
   Però se guardiamo anche altrove in altri paesi che lottano per essere governati democraticamente, nessuno di questi signori potenti muovono il culo per aiutarli perchè invece di trovare il petrolio e risorse importanti, magari ci trovono banane, cacao...risorse alle quali non vale la pena armarsi.
   L'articolo 11 della nostra Costituzione ricorda che l'Italia ripudia la guerra, ma quando il padrone chiama non si deve ragionare e rispettare ciò che è stato sottoscritto.
   Ognuno è libero di avere i propri pensieri, ma credo che una guerra sia sempre la soluzione meno indicata, la più sbagliata per risolvere qualsiasi problema. Occorre più umanità , più intelligenza, meno egoismo individuale e più DIALETTICA, ..usare la parola.....

giovedì 10 marzo 2011

CHE LAVORATRICI!

 

Nella fabbrica dove lavoro, il lavoro è svolto prevalentemente da donne, direi l'80% e non vi dico il "chiacchierio" che regna ogni giorno. Si scherza, si ride, si va daccordo, c'è chi trova spesso il pretesto per sparlare male o litigare, chi è gelosa. invidiosa, chi nasconde i propri errori, ma in generale hanno una caratteristica che le accomuna: mancano di cultura e informazione. Tutte le persone sono sagge ed ignoranti (io sono la prima ignorante perchè c'è sempre da imparare), ma non è possibile che solo il 10% delle mie colleghe abbia quel minimo di informazione per sapere quale sia lo stato socio-politico del paese dove vivono. Per quanto mi riguarda sono arrabbiatissima, mi prende allo stomaco qualsiasi ingiustizia e sono indignata verso quelle società che non difendono  e non si occupano dei veri problemi del cittadino. Questa mia incazzatura la esprimo anche sul posto di lavoro, dicendo ciò che penso e allo stesso tempo mi interessa conoscere le diverse opinioni delle mie colleghe, ma purtroppo c'è poca sostanza, molta indifferenza, nel senso che quando non sanno cosa rispondere, la frase fatta già preconfezionata, è: "che ci vuoi fare, è così..." QUANTO MI INCAZZZZZZO!
L'altro giorno, durante la  pausa, parlando del futuro sciopero generale (LORO non lo sapevano..!!) che ci sarà il prossimo 6 maggio, ho avuto una discussione abbastanza accesa in particolare con una collega, che appunto diceva che "tanto non cambia niente, a che serve, non voglio perdere il salario di un giorno di lavoro..bla..bla..bla..". I miei toni si accesero ancora di più nel ricordare ciò che lei disse qualche anno fà in assemblea nel preparare uno sciopero: "ma se scioperiamo facciamo un danno all'azienda.." NON HO PAROLE.
Quello che non capiscono le mie colleghe è che NOI abbiamo in mano il timone, dobbiamo guidarlo NOI, cercando di tenere in equilibrio  la nave, dobbiamo essere uniti se vogliamo salvaguardare i nostri diritti, e mantenere il nostro contratto di lavoro, anzi, le modifiche al medesimo serviranno semmài a migliorare le condizioni di lavoro  e non per farci tornate schiavi sotto il ricatto  di chi si arricchisce grazie alle nostre forze.
Alla fine, alcune di LORO  faranno  sciopero perchè si effettua sempre di venerdì, ma non per una giusta causa. Che tristezza!
Fortunatamente in questo periodo l'azienda dove lavoro ha parecchi ordini commissionati, e da alcune settimane noi operaie stiamo lavorando male, nel senso non riusciamo a coprire le varie mansioni che si dovrebbero svolgere, perciò dobbiamo lavorare di più e più velocemente. Infatti, proprio ieri, la collega che citavo prima, sempre durante la pausa, si lamentava per il modo in cui si stava lavorando. Io l'ho guardata e le ho detto  che "va bene così, no? è giusto!"
La mia provocazione penso non l'abbia capita

Piccola parentesi: una ragazza mi chiede" Ma che cos'è la democrazia...e il voto è obbligatorio, non ho mai votato...!"  SUCCEDE ANCHE QUESTO



 


venerdì 4 marzo 2011

W LE DONNE

FESTEGGIAMO PER NON DIMENTICARE E PER VALORIZZARE LE CONQUISTE SOCIALI   OTTENUTE  DALLE DONNE DI QUALSIASI PARTE DEL MONDO, TRAMITE LOTTE CORAGGIOSE AFFINCHE' SI POTESSERO DIFENDERE DIGNITA', UGUAGLIANZA, MERITOCRAZIA, PROFESSIONALITA' NEL LAVORO, DIRITTO ALL'ISTRUZIONE, E SOPRATTUTTO RIVENDICARE LA PROPRIA SESSUALITA' E RISPETTABILITA' IN QUANTO ESSERE UMANO PENSANTE.
DONNE CHE HANNO PAGATO CON LA  VITA, DONNE RECLUSE IN CARCERI E ALTRE RINCHIUSE NELLE LORO STESSE CASE, DONNE UCCISE PER "COLPA" DEL PROPRIO CORAGGIO  PER VOLER DIFENDERE LA  LIBERTA' DI PENSIERO E IDEALI IN CUI CREDEVANO.
AUGURI A TUTTE LE DONNE CHE GIORNO DOPO GIORNO CONTINUANO A LOTTARE PER RENDERE MIGLIORE LA SOCIETA' E PER RICORDARE CHE L'8 MARZO SI FESTEGGIA TUTTI I GIORNI!



 LE SUFFRAGETTE


 AUNG SAN SUU KYI


 ANNA POLITKOVSKAYA
 ILARIA  ALPI


 RIGOBERTA MENCHU'


 TINA  MODOTTI


 DONNE  MESSICANE


DONNE  PALESTINESI